La morte come destino.
Dialogo tra Mamadou Moussa Baldé e la sua coscienza

Giulia Di Piazza IV D

Mamadou



Mamadou Moussa Baldé arrivato in Italia nell'ottobre del 2016, era nato in Guinea, ventitré anni prima.
Viene selvaggiamente picchiato da tre italiani a Ventimiglia il 9 maggio 2021.
Non ha i documenti in regola e viene trasferito nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Torino.
Ne uscirà tredici giorni dopo senza vita per essersi impiccato con un lenzuolo nella cella di isolamento dove l'avevano trasferito per proteggere gli altri "ospiti" da una psoriasi scambiata per scabbia.


Mamadou Moussa Baldé
: -Non riesco a credere di essere arrivato a tanto, ma questa è forse l’unica cosa che mi concede sollievo, l’unica che mi darebbe veramente pace. Quello che sto vivendo non si può chiamare vita, chissà se esiste un Dio, chissà se gli importa di me, o dei miei fratelli, chissà cosa ho fatto di male, per non meritare amore da parte di nessuno, per non ricevere aiuto in quanto cittadino del mondo.
A nessuno importa di me, di quello che ho cercato di fare per sopravvivere, non si sono mai messi un attimo nei miei panni, non si sono mai chiesti “perché ha agito così?”
Chissà se hanno mai pensato che sarei potuto arrivare fino a questo punto. A volte la vita sa essere spietata, sa lanciare addosso bocconi veramente amari, nonostante tutto il mio impegno per cercare di vivere una vita normale, ci sono state persone che per puro odio hanno distrutto tutto quello in cui credevo e speravo, ma magari è servito a qualcosa oppure no.”

Coscienza
: - Cosa credi di fare?
Sei disposto a fare un salto così grande?
Disposto a guardare per l’ultima volta questa luna?
Disposto a non sentire il freddo pungente sotto le dita? disposto a non risalire in superficie?
La tua vita ti ha sempre messo davanti a prove difficili, vette alte da scalare, e vuoi arrenderti all’ultimo pendio?
Già ci siamo passati tu ed io, questi momenti di sconforto non sono mai mancati, ma ci siamo sempre rialzati, cosa è cambiato stavolta?”

Moussa Baldè
: - Questa volta è diverso: non sento più dentro di me la voglia di respirare; non sento più la motivazione di guardare questa luna; né di rimanere in un mondo che non mi ha mai sostenuto, mi ha solo lasciato sprofondare sempre più in basso.
Non voglio più pensare a ciò che può offrimi questa terra, perché mi ha solo offerto dolore e se fare questo passo mi porterà alla libertà, non ho paura di compierlo”

Coscienza
: -Fermati prima di pentirtene, un passo come quello non ti porterà alla felicità, ma ti farai sopraffare dalla sofferenza, ti farai schiacciare dal dolore finché la tua anima, già martoriata, non capirà perché la stai uccidendo, lei indifesa.

Moussa Baldé
: - Ma perché la vita mi ha messo davanti a queste scelte?
Perché nessuno ha mai avuto pietà di me?
Neanche Dio, sempre se un Dio esiste, perché le mie grida, le mie lacrime le mie richieste di aiuto, non sono mai stata ascoltate, forse perché io non merito ascolto, forse perché tutto il dolore che ho ricevuto e che sto provando adesso, lo merito, forse è un castigo, per aver provato a rialzarmi in un mondo che vuole che io rimanga sotto il suo peso.
Né la mia patria, né la mia Italia vuole che io rimanga a occupare un posto di cui non sono degno, forse chiudendo finalmente gli occhi troverò la pace di cui parlano in molti, e so che le mie scelte, costrette da una società che ha preferito emarginarmi ai confini, non faranno soffrire il mondo, nessuno piangerà il passo che farò.