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PRIMO NUMERO ANNO 2018

 

E’ morto il capo di Cosa Nostra - La mafia non finisce con lui - Agnese Messina - classe IIIX

tre immagini di Totò RiinaIl “Capo dei capi” non c’è più. ‘E’ morto il più sanguinario boss dell’era moderna. Forse in troppi festeggiano, ma a prescindere da qualsiasi considerazione per la morte di un uomo, sia pure il più sanguinario dei criminali, festeggiare sembra del tutto inappropriato.
Forse, lui sì, ergendosi a Dio, avrà esultato per la morte di coloro che non hanno avuto alcuna colpa se non quella di rispettare alti principi morali.
Ma non si può festeggiare la morte di un uomo.
Nemmeno se costui non ha avuto pietà di esseri umani.
Si può festeggiare, soltanto, ogni qualvolta si fa giustizia.
Ogni generazioni deve capire che la sete di vendetta non soddisfa; solo la sete di giustizia può saziare.
Sì, è vero: Riina e il suo triumvirato hanno segnato – seppur negativamente – la storia.
Ma una società civile può solo salutare il capo dei capi con un auspicio: che durante la prigionia possa, finalmente, aver compreso la grandezza del Paese che, troppe volte, ha offeso e violentato.
Sarebbe bello che con la sua morte finisse l’era delle mafie, ma tale libertà può essere conquistata solo con il lavoro di tutti. Magistrati e Forze dell’Ordine hanno il compito repressivo. Ma ciascun cittadino, nel quotidiano, può dare un serio contributo per affermare il diritto e l’onestà, condizioni che impediscono l’affiorare del “modus operandi” mafioso.
cata di identità del 1955 di Totò RiinaE’ importante tenere alta la guardia e continuare a parlare di mafia ricordando tutti coloro che hanno perso la vita a causa di essa, affinché ne rimanga viva la memoria. Perché si renda finalmente giustizia a chi della giustizia ha fatto l’unica ragione di vita.
Parlare di mafia vuol dire ripercorrere le terribili vicende che infiammarono l’Italia a partire dagli anni ’60, riflettere sul sacrificio di tante vite umane, magistrati e uomini, che si sono battuti per diffondere un credo comune dando la loro vita per lo Stato.
La criminalità organizzata si può debellare.
Serve la collaborazione e la volontà di tutti, in primis della classe politica affinché quest’ultima spiani la strada con leggi ad hoc che siano deterrenti e repressive di qualsiasi fenomeno criminale.
Occorre, inoltre, capire che il rispetto delle regole porta ordine, progresso, sviluppo e ricchezza nelle mani di tutti e non di pochi, in quanto un maggiore senso civico favorisce un generale miglioramento della qualità della vita.
Questo cammino richiede un patto tra cittadini e istituzioni ognuno per la sua parte, affinché questa nostra Italia cresca nella consapevolezza delle proprie responsabilità e nell’esempio dei suoi “Uomini Migliori”, che hanno dato la vita per dimostrare che un Paese diverso è possibile.




























































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