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«Raccontami: Storie di donne fra mafia e antimafia»

Un incontro dedicato all’evoluzione di Cosa Nostra e, in particolare, al ruolo assunto dalle donne nei contesti mafiosi e nel contrasto alla criminalità

Utente ROSARIA CASCIO

da Rosaria Cascio

Docente

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«Raccontami: Storie di donne fra mafia e antimafia», il Regina Margherita al Palazzo di Giustizia di Palermo

Il 7 ottobre 2026, nell’Aula Magna della Corte d’Appello di Palermo, si è svolto il convegno «Raccontami: Storie di donne fra mafia e antimafia».

All’iniziativa, ospitata all’interno del Palazzo di Giustizia di Palermo, hanno partecipato delegazioni di studenti delle scuole superiori e delle università. Presente anche il Liceo Statale Regina Margherita, con la dirigente scolastica e una delegazione di docenti e studenti, che hanno preso parte al confronto con i rappresentanti degli uffici giudiziari palermitani.

Donne e mafia: un’organizzazione capace di cambiare

Convegno_corte_appelloIl dibattito ha preso avvio da una domanda posta da una studentessa sulla presenza sempre più incisiva delle donne all’interno di un’organizzazione tradizionalmente fondata su una struttura patriarcale.

Il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia ha spiegato come Cosa Nostra abbia dimostrato nel tempo una notevole capacità di adattamento. Quando gli uomini di un’organizzazione vengono arrestati o uccisi, le donne possono assumere responsabilità nella gestione delle attività criminali, mantenendo in vita gli interessi economici e il controllo del territorio.

Tra gli esempi ricordati durante l’incontro quello di Giusi Vitale, che, dopo gli arresti degli uomini della famiglia, assunse la guida del mandamento di Partinico e successivamente divenne collaboratrice di giustizia.

Anche la procuratrice aggiunta della Direzione distrettuale antimafia Franca Imbergamo ha richiamato il ruolo assunto in passato da alcune donne appartenenti alle famiglie mafiose, soffermandosi, tra gli altri, sul caso di Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina.

Le donne che hanno scelto la legalità

Convegno_corte_appelloAccanto alla dimensione criminale, il convegno ha posto al centro le tante donne che hanno scelto di rompere i legami con la mafia e di trasformare il dolore personale in impegno civile.

Il presidente della Corte d’Appello Antonio Balsamo ha ricordato le forme di mobilitazione femminile nate in Sicilia dopo le stragi mafiose, citando esperienze come il digiuno e il Comitato dei lenzuoli.

In questo percorso un posto particolare è stato riservato a Rita Borsellino, ricordata come una delle figure che hanno trasformato il dolore per la strage di via D’Amelio in un lungo impegno educativo e civile rivolto soprattutto alle nuove generazioni.

La sua esperienza è stata indicata come esempio di una scelta precisa: reagire alla violenza mafiosa attraverso la memoria, l’educazione e la partecipazione alla vita della comunità.

 

Mafia e religione: la manipolazione dei simboli

Un altro momento centrale dell’incontro è stato dedicato al rapporto tra mafia e religione.

Convegno_corte_appelloLa procuratrice generale Lia Sava ha analizzato l’uso strumentale dei simboli e del linguaggio religioso da parte di Cosa Nostra, utilizzati nel tempo per cercare legittimazione sociale e consenso.

Nel corso dell’intervento è stato ricordato come, parallelamente, la Chiesa abbia assunto posizioni sempre più nette contro la criminalità mafiosa. Tra gli esempi citati, l’anatema pronunciato da Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi e l’esperienza di don Pino Puglisi, sacerdote impegnato nel quartiere palermitano di Brancaccio e ucciso dalla mafia nel 1993.

Un dialogo diretto con la magistratura

La presenza degli studenti nell’Aula Magna della Corte d’Appello ha dato all’incontro una dimensione particolarmente significativa. Il convegno è stato infatti costruito come un confronto diretto tra giovani, magistrati e rappresentanti delle istituzioni, con domande e interventi degli studenti sui cambiamenti della criminalità organizzata e sulle strategie di contrasto.

Convegno_corte_appello

foto della Regione Siciliana

Al termine dei lavori è intervenuto anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, che ha richiamato il tema della sottrazione dei giovani e delle donne ai contesti familiari mafiosi e ha ricordato la legge “Liberi di scegliere”, nata dall’esperienza del presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria Roberto Di Bella e successivamente recepita a livello nazionale.

Per gli studenti del Liceo Regina Margherita, la partecipazione ha rappresentato un’occasione di confronto diretto con chi quotidianamente opera nella giustizia e nel contrasto alla criminalità organizzata. Un incontro che ha riportato il tema della legalità fuori dalle sole aule scolastiche, mettendo i giovani a diretto contatto con le testimonianze, le esperienze e le domande che attraversano oggi la società siciliana.