Alla luce del sole: al Regina Margherita la memoria di Padre Pino Puglisi diventa testimonianza
Il 1° e l’8 ottobre 2026 gli studenti del Liceo Regina Margherita incontrano la storia e l’eredità di Padre Pino Puglisi attraverso il cinema e la voce di due testimoni diretti.
In occasione dell’anniversario del martirio di Padre Pino Puglisi, il Liceo Statale “Regina Margherita” di Palermo propone agli studenti altri momenti di riflessione dedicati alla memoria, alla legalità e all’impegno educativo del sacerdote palermitano ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993.
Gli alunni delle classi 1ª E, 2ª E, 2ª A, 3ª A, 4ª A, 5ª A, 2ª D, 3ª D, 4ª D, 2ª J, 3ª J e 4ª F, insieme ai docenti, hanno partecipato alla proiezione del film Alla luce del sole, diretto da Roberto Faenza e, a seguire, a un incontro con due ospiti particolarmente significativi: Valentina Casella, neo direttrice del Centro Diocesano “Padre Pino Puglisi e volontaria del Centro Padre Nostro Parrocchiale fondato da p. Puglisi, e Gregorio Porcaro, vice direttore dello stesso Centro ma, soprattutto, ex vice parroco del sacerdote proprio nel 1993. Tutta l’organizzazione dell’attività è stata proposta ed organizzata dalla prof.ssa Francesca Cosenza, anche lei docente della nostra scuola ed attiva testimone di p. Puglisi. Durante gli anni della sua formazione, infatti, anche lei si è formata con il sacerdote palermitano.
Il film: raccontare Padre Puglisi attraverso il cinema
Uscito nel 2005, Alla luce del sole racconta gli ultimi anni della vita di don Giuseppe Puglisi, interpretato da Luca Zingaretti, e il suo impegno pastorale nel quartiere Brancaccio, alla periferia di Palermo. Il film di Roberto Faenza mette al centro il rapporto del sacerdote con i bambini, i giovani e le famiglie del quartiere e la sua scelta di affrontare concretamente le situazioni di disagio e di emarginazione.
La pellicola diventa così uno strumento per interrogarsi sul significato della legalità, della responsabilità personale e dell’educazione. La storia di don Puglisi mostra, infatti, come l’educazione possa diventare uno strumento concreto per offrire ai giovani alternative alla marginalità e alla cultura mafiosa.
A Brancaccio don Puglisi cercò di costruire una comunità capace di prendersi cura delle persone, con una particolare attenzione ai bambini e ai ragazzi. Nel gennaio 1993 inaugurò il Centro Padre Nostro, destinato a diventare un punto di riferimento per il quartiere. Pochi mesi dopo, il 15 settembre, giorno del suo 56° compleanno, fu assassinato dalla mafia per mano del killer Salvatore Grigoli e su mandato della famiglia Graviano di Brancaccio.
Due voci per trasformare la memoria in esperienza
La proiezione del film è stata accompagnata dalle testimonianze di Valentina Casella e Gregorio Porcaro, che hanno agli studenti la possibilità di andare oltre il racconto cinematografico e confrontarsi con persone che hanno conosciuto, vissuto e raccolto l’eredità di don Puglisi.
Valentina Casella, palermitana, è stata nominata nel 2025 direttrice del Centro Diocesano “Padre Pino Puglisi, martire ucciso dalla mafia”. Il suo impegno è legato in particolare alla valorizzazione della memoria di Padre Puglisi e alla conoscenza dei luoghi di Brancaccio nei quali il sacerdote ha vissuto il suo ministero. Valentina lLavora come accompagnatrice per il turismo responsabile con Libera – Il Giusto di Viaggiare, conducendo percorsi di legalità, memoria e giustizia sociale nei luoghi simbolo del quartiere. Accompagna, inoltre, i visitatori nei luoghi di Puglisi, raccontando una storia fatta di memoria, comunità e impegno educativo.
La sua presenza rappresenta anche il passaggio della memoria da una generazione all’altra: Valentina Casella non ha conosciuto personalmente don Puglisi, ma ha scelto di raccoglierne l’eredità e di contribuire a mantenerne vivo il messaggio.
Accanto a lei Gregorio Porcaro, una delle persone che hanno conosciuto più da vicino don Puglisi. Porcaro lo incontrò quando era ancora bambino e negli anni successivi ne divenne collaboratore e poi viceparroco nella chiesa di San Gaetano a Brancaccio. La sua testimonianza è, quindi, particolarmente preziosa per comprendere il lavoro quotidiano svolto da don Puglisi nel quartiere.
La documentazione relativa alla vicenda di Brancaccio restituisce il ruolo svolto da Porcaro accanto a Puglisi negli ultimi mesi della sua vita e il suo coinvolgimento nelle attività rivolte ai giovani e alla comunità. La sua esperienza costituisce una testimonianza diretta di quel progetto educativo e sociale che don Puglisi portò avanti fino al suo assassinio.
Valentina e Gregorio, intervenuti subito dopo la visione del film, hanno raccontato la propria esperienza arricchendola di aneddoti e storie di vita quotidiana nel territorio di brancaccio ancora fortemente segnato dalla mentalità mafiosa. Entrambi hanno manifestato la propria disponibilità per incontrare le classi interventui direttamente nelle loro aule per dialogare con gli studenti direttamente nei piccoli gruppi. A loro si unirà la prof.ssa Rosaria Cascio, anche lei allieva di p. Puglisi, che, nei giorni scorsi, ha presentato a scuola il suo podcast “3P. Padre Pino Puglisi”.
Dalla memoria all’impegno
L’incontro al Regina Margherita non vuole essere soltanto una commemorazione. La scelta di affiancare alla visione del film la presenza di due testimoni permette agli studenti di confrontarsi con una domanda ancora attuale: che cosa significa oggi trasformare la memoria in responsabilità?
Ricordare Padre Pino Puglisi significa, infatti, conoscere una storia che appartiene alla città di Palermo, ma anche riflettere sul ruolo che ciascuno può assumere nella costruzione di una comunità fondata sul rispetto, sulla libertà, sulla giustizia e sulla partecipazione.
Il Centro Diocesano “Padre Pino Puglisi, martire ucciso dalla mafia”, nato per promuovere attività di documentazione, approfondimento culturale e formazione, rappresenta oggi uno dei luoghi attraverso cui questa memoria continua a essere custodita e trasmessa.
Per gli studenti del Liceo Regina Margherita, l’incontro diventa così un’occasione di educazione alla cittadinanza e alla legalità: non soltanto conoscere la storia di un uomo che ha pagato con la vita il proprio impegno, ma ascoltare chi quella storia continua a raccontarla, trasformandola in un patrimonio educativo per le nuove generazioni.
Perché la memoria, quando diventa conoscenza e responsabilità, non rimane nel passato: continua a parlare al presente.
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